Una Vita Organizzata | cap 6

Capitolo 6: La Verità

Il caffè di fronte all'università non è mai stato così silenzioso, o forse è solo la mia percezione alterata dalla tensione del momento. Marco siede di fronte a me, la tazza di caffè intatta davanti a lui, le occhiaie profonde di chi non ha dormito. Sono passati tre giorni da quando l'ho visto baciare quella ragazza, tre giorni che hanno cambiato completamente la mia vita.

"Quindi eri lì," dice finalmente, rompendo il silenzio. "Mi hai visto."

"Sì." La mia voce è ferma, più di quanto mi aspettassi. "Ero con Nunzio, stavamo prendendo un caffè."

Il sul viso si contrae a quella menzione. "Nunzio. Certo. Il tuo prezioso mentore."

"Non provare a spostare l'attenzione, Marco. Non sei nella posizione di fare l'offeso."

Si passa una mano tra i capelli, un gesto che una volta trovavo adorabile. Ora mi sembra solo stanco, artificiale. "Da quanto tempo va avanti?" chiedo.

"Tre mesi," ammette dopo una pausa. "All'inizio era solo... non lo so, un'attrazione. Poi è diventato qualcosa di più."

"Tre mesi," ripeto. Tre mesi in cui scrivevo sul mio blog consigli su come mantenere viva una relazione. Tre mesi in cui predicavo l'importanza della comunicazione mentre il mio fidanzato viveva una doppia vita. L'ironia non mi sfugge.

"Mi dispiace, Lavinia. Non volevo che finisse così."

"Come volevi che finisse, esattamente? Quanto ancora avresti continuato a mentirmi?"

Si stringe nelle spalle, un gesto che dice più di mille parole. "Le cose tra noi non andavano bene da tempo. Tu eri sempre presa dal tuo blog, dal giornale, da... da Nunzio."

Lo guardo negli occhi. "Cosa c'entra Nunzio?"

"Per favore, Lavinia. Credi che non abbia visto come lo guardi? Come lui guarda te? Pensi che non sapessi dove sei stata questi giorni?"

Sento il sangue gelarmi nelle vene. "Mi hai fatto seguire?"

"No, ma ho i miei contatti in redazione. So che non sei tornata a casa. So che sei stata da lui."

"Non hai alcun diritto..."

"No? Ero il tuo fidanzato! Per tre anni ho sopportato di vederti correre da lui ogni volta che avevi un problema, di vedere come ti si illuminavano gli occhi quando parlavi di lui!"

"Questo non giustifica quello che hai fatto."

"No, hai ragione. Non lo giustifica. Ma almeno io ho il coraggio di ammettere che ti ho tradito. Tu invece? Quante volte hai tradito me emotivamente con lui?"

Le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo. Vorrei negare, dire che si sbaglia, ma sarebbe un'altra bugia. E di bugie ne abbiamo dette abbastanza entrambi.

"Hai ragione," dico infine. "Non sono stata completamente onesta. Con te, con me stessa. Mi dispiace."

La mia ammissione sembra sgonfiare tutta la sua rabbia. Per un momento, rivedo il ragazzo di cui mi ero innamorata tre anni fa.

"Siamo un disastro, vero?" dice con un sorriso triste.

"Sì," rispondo, e per la prima volta da giorni, sorrido anche io. "Un perfetto disastro."

"Sei felice?" mi chiede dopo un lungo silenzio. "Con lui?"

"È... diverso. È reale. Non sto cercando di forzare niente, di organizzare niente. Sta semplicemente succedendo."

Annuisce lentamente. "Ti meriti di essere felice, Lavinia. Anche se mi fa male ammetterlo, forse vi meritate a vicenda."

Mi alzo, lasciando qualche moneta sul tavolo per il caffè non bevuto. "Anche tu meriti di essere felice, Marco. Spero che lei ti renda felice."

"Lavinia?" mi chiama mentre mi allontano. Mi volto. "Il tuo blog... continuerai a scriverlo?"

"Sì, ma forse cambierò il nome. 'Una Vita Disorganizzata' suona più onesto, non credi?"

Il suo ultimo sorriso mi accompagna mentre esco dal caffè. Fuori, Nunzio mi aspetta appoggiato alla sua macchina. Non gli avevo chiesto di venire, ma in qualche modo sapeva che avrei avuto bisogno di lui.

"Tutto bene?" chiede quando mi avvicino.

"No," rispondo onestamente. "Ma lo sarà."


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