Capitolo 3 - Il Primo Bacio
La sala della caserma era addobbata con festoni e luci soffuse per festeggiare la promozione del capitano Ricci a maggiore. Tavoli imbanditi, musica di sottofondo, uniformi da gala e abiti eleganti si mescolavano in un'atmosfera di festa che contrastava con la rigidità quotidiana della vita militare.
Laura era arrivata con i suoi genitori, indossando un vestito verde smeraldo che aveva scelto con cura, anche se si era detta che non lo aveva fatto pensando a lui. Ma quando entrò nella sala e i suoi occhi incontrarono immediatamente quelli di Stefano, dall'altra parte della stanza, seppe di aver mentito a se stessa.
Lui indossava l'uniforme da gala, le medaglie che brillavano sul petto, e per un istante Laura dimenticò come si respirava.
«Stai benissimo stasera» le disse lui più tardi, quando il caso—o forse la volontà di entrambi—li fece sedere vicini al tavolo. La sua voce era bassa, quasi un sussurro, riservato solo a lei in mezzo al chiacchiericcio generale.
«Anche tu» rispose Laura, sentendo il calore salirle alle guance.
Per tutta la cena, furono acutamente consapevoli l'uno della presenza dell'altra. Le loro mani si sfiorarono raggiungendo lo stesso bicchiere. Le loro ginocchia si toccarono sotto il tavolo, e nessuno dei due si mosse per creare distanza. Ogni conversazione con gli altri ospiti diventava solo un rumore di fondo rispetto a quel filo invisibile che li teneva legati.
«Balli?» chiese Stefano, quando l'orchestra iniziò un lento.
Laura annuì, incapace di trovare le parole. Sulla pista, lui la tenne a distanza rispettosa, una mano sulla sua vita, l'altra che stringeva la sua. Ma anche quella distanza sembrava carica di tensione, di tutto quello che non dicevano.
«Stefano» sussurrò lei, la testa vicina alla sua spalla. «Cosa stiamo facendo?»
«Non lo so» ammise lui, la voce roca. «Ma so che non voglio smettere di farlo.»
Quando la musica finì, nessuno dei due si mosse subito. Rimasero lì, troppo vicini per essere solo amici, troppo distanti per essere quello che entrambi desideravano.
«Esci un attimo con me?» le sussurrò Stefano all'orecchio, il respiro caldo contro la sua pelle.
Laura annuì senza pensarci due volte.
Uscirono separatamente, per non destare sospetti—anche se, a pensarci bene, metà della caserma aveva già intuito tutto. Laura trovò Stefano nel giardino sul retro, lontano dalle luci e dalla musica, dove il buio era rotto solo dal chiarore della luna e da un cielo così pieno di stelle che sembrava dipinto.
«Ero sicura che tu fossi già andato» disse lei, avvicinandosi.
«Non sarei mai potuto andarmene senza fare questo» disse lui, ma non si mosse, come se fosse ancora in lotta con se stesso.
Rimasero a pochi passi di distanza, il silenzio carico di tutto ciò che avevano taciuto per mesi. Laura poteva sentire il suo profumo, vedere il modo in cui il petto di lui si alzava e abbassava un po' più velocemente del normale.
«Laura, io...» iniziò Stefano, facendo un passo verso di lei. «Devo dirti una cosa. So che non dovrei. So che tuo padre è il mio migliore amico, so che c'è una differenza d'età che dovrebbe fermarmi, so tutte le ragioni per cui questo è sbagliato. Ma non riesco più a fingere che—»
Le parole morirono sulle sue labbra quando Laura fece l'ultimo passo che li separava.
«Non dire niente» sussurrò, alzando lo sguardo verso il suo. «Per favore. Basta parole.»
E poi lo baciò.
Fu un bacio esitante, all'inizio: le sue labbra morbide contro le sue, un contatto leggero come una domanda. Ma quando Stefano non si tirò indietro, quando invece un suono basso gli si formò in gola e le sue mani trovarono i suoi fianchi, il bacio si trasformò in qualcosa di completamente diverso.
Il mondo si fermò.
Stefano la strinse a sé con una disperazione che non sapeva di avere, una mano che risaliva lungo la sua schiena fino a perdersi tra i suoi capelli, l'altra che la teneva ferma contro di lui come se temesse che potesse scomparire se solo avesse allentato la presa. Il cuore gli batteva così forte da fargli quasi male, un tamburo impazzito contro le costole.
Laura si aggrappò ai risvolti della sua uniforme, sollevandosi sulle punte dei piedi per approfondire il bacio, e sentì lui gemere piano contro la sua bocca, un suono che le fece tremare le ginocchia.
Quando finalmente si separarono per respirare, entrambi ansimavano. Le fronti si toccarono, i respiri mischiati nell'aria fresca della sera.
«Questo cambia tutto» sussurrò Stefano, gli occhi ancora chiusi.
«Lo so» disse Laura.
«Non possiamo tornare indietro, dopo.»
«Non voglio tornare indietro.»
Stefano aprì gli occhi, e ciò che Laura vi lesse—desiderio, paura, una speranza fragile che sembrava non osasse credere reale—le tolse il fiato più del bacio stesso.
«Vieni a casa mia» disse lui, la voce roca, quasi supplichevole. «Ti prego, Laura. Non voglio che questa notte finisca ancora.»
Laura non esitò. «Sì.»

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