Una Vita Organizzata | cap 3
# Capitolo 3: Una Notte Imperfetta
L'appartamento di Nunzio rispecchia perfettamente la sua personalità: pareti piene di libri, ritagli di giornale appesi come opere d'arte, una vecchia macchina da scrivere Olivetti in un angolo. Il profumo di carta e inchiostro mi avvolge come un abbraccio familiare. Mi siedo sul divano mentre lui va in cucina a prendere il vino, e mi ritrovo a pensare a quante volte ho immaginato come fosse questo posto, senza mai averlo visto prima.
"Rosso va bene?" chiede tornando con due calici e una bottiglia di Amarone. Annuisco, osservandolo mentre versa il vino con gesti misurati. Le sue mani sono quelle di chi ha passato una vita a scrivere: dita lunghe, qualche callo sulla parte destra dell'indice, una macchia d'inchiostro permanente sul pollice. Mani che raccontano storie.
"A cosa pensi?" mi chiede, porgendomi il calice.
"A quanto sia assurda la vita," rispondo, prendendo un sorso di vino. "Scrivo un blog dove dispenso consigli su come organizzare ogni aspetto dell'esistenza, e guardami: sono qui, nel pieno di un breakdown emotivo, a bere vino con l'amico di mio padre."
Nunzio sorride, quel suo sorriso che ha sempre avuto il potere di farmi sentire capita. "Sai qual è il problema con l'organizzazione? Non puoi programmare le emozioni. Non puoi mettere in agenda quando innamorarti o disinnamorarti."
Le sue parole mi colpiscono come un pugno allo stomaco. Disinnamorarsi. È questo che è successo con Marco? O forse non sono mai stata davvero innamorata? Il vino inizia a fare effetto, sciogliendo quella rigidità che mi porto dentro da troppo tempo.
"Ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrati?" chiedo all'improvviso.
"Come potrei dimenticarlo? Eri questa ragazzina determinata che voleva scrivere di libri. Avevi gli occhi che brillavano quando parlavi di letteratura."
"Non ero una ragazzina, avevo già vent'anni," protesto, ma sto sorridendo.
"Per me lo eri. Eri... sei... così piena di vita, di passione. Mi hai fatto ricordare perché ho iniziato a fare questo lavoro."
C'è qualcosa nel modo in cui mi guarda mentre pronuncia queste parole. Qualcosa che ho sempre notato ma ho sempre cercato di ignorare. Il silenzio si allunga tra noi, carico di tutto ciò che non ci siamo mai detti.
Mi alzo per avvicinarmi alla libreria, cercando di sfuggire all'intensità del momento. Ma Nunzio mi segue, e quando mi volto, è così vicino che posso sentire il suo profumo mescolarsi all'aroma del vino.
"Lavinia..." sussurra, e il mio nome sulle sue labbra suona come una preghiera.
Non so chi dei due si muova per primo. So solo che un attimo dopo le sue labbra sono sulle mie, e tutto ciò che ho sempre cercato di reprimere esplode in un bacio che sa di vino e di desiderio troppo a lungo trattenuto.
Le sue mani sono nei miei capelli, le mie aggrappate alla sua camicia. Anni di tensione repressa, di sguardi rubati, di momenti al limite si condensano in questo istante. Non è dolce, non è romantico come lo avevo immaginato nelle mie fantasie più segrete. È disperato, urgente, reale.
"Dovremmo fermarci," mormora contro le mie labbra, ma le sue mani raccontano una storia diversa mentre mi attirano più vicino.
"Probabilmente," rispondo, ma sto già lavorando sui bottoni della sua camicia.
Il mondo esterno scompare. Non esiste più Marco, non esistono più le complicazioni, non esiste più il mio blog sulla vita perfettamente organizzata. Esistono solo le sue mani che mi esplorano come se fossi una di quelle storie che ama tanto scrivere, le sue labbra che tracciano percorsi sulla mia pelle, il suo corpo che si muove con il mio in una danza che abbiamo provato mille volte nelle nostre menti ma mai nella realtà.
Fino a questa notte.
Mi perdo nelle sue braccia, nel suo calore, nel modo in cui sussurra il mio nome come se fosse la cosa più preziosa al mondo. Per la prima volta in vita mia, smetto di pensare alle conseguenze. Smetto di preoccuparmi del domani. Smetto di essere la Lavinia perfettamente organizzata e mi permetto semplicemente di essere.
Le ore scorrono come minuti. Facciamo l'amore più volte, ogni volta scoprendo nuovi modi di appartenerci. Tra un momento di passione e l'altro, parliamo. Di tutto e di niente. Dei libri che amiamo, dei sogni che abbiamo, delle paure che ci portiamo dentro. È come se ci conoscessimo da sempre e allo stesso tempo ci stessimo scoprendo per la prima volta.
Solo quando l'alba inizia a filtrare attraverso le tende, la realtà inizia a farsi strada nei miei pensieri. Mio padre. Marco. Il giornale. Il blog. Tutte le complicazioni che abbiamo momentaneamente dimenticato tornano a galla.
Ma per ora, mentre osservo Nunzio che finalmente si è addormentato accanto a me, decido di concedermi ancora qualche momento di questa perfezione imperfetta.

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