Una Vita Organizzata | cap 4
# Capitolo 4: Il Risveglio
La luce del mattino filtra attraverso le tende, troppo intensa per i miei occhi ancora pesanti di sonno. Per un momento, nel dormiveglia, non riconosco dove mi trovo. Poi i ricordi della notte precedente mi travolgono come un'onda: Marco che bacia un'altra, il vino con Nunzio, le sue mani su di me, le nostre bocche che si cercano...
Mi volto lentamente. Nunzio dorme ancora, il suo respiro regolare, i capelli spettinati sul cuscino. Nel sonno sembra più giovane, le rughe d'espressione agli angoli degli occhi sono più morbide. Mi ritrovo a studiare i dettagli del suo viso che non ho mai potuto osservare così da vicino: la cicatrice sottile sopra il sopracciglio destro, il modo in cui le sue labbra si incurvano leggermente anche nel sonno.
Mi alzo dal letto con cautela, cercando di non svegliarlo. Raccolgo da terra la sua camicia e me la infilo, avvolgendomi nel suo profumo mentre mi avvicino alla finestra. Milano si sta svegliando: i primi tram attraversano le strade, qualche passante frettoloso si dirige al lavoro, i bar alzano le serrande.
E io sono qui, nell’appartamento dell'amico di mio padre, indossando la sua camicia, dopo una notte che ha stravolto ogni mia certezza. Cosa direbbe la Lavinia del blog "UnaVitaOrganizzata" di questa situazione? Probabilmente avrebbe un attacco di panico.
Il mio telefono, dimenticato nella borsa della sera prima, mostrerà sicuramente decine di chiamate perse di mio padre. Come lo guarderò negli occhi? Come potrò sedermi a tavola con lui sapendo che ho passato la notte con il suo migliore amico?
E Marco... strano come il pensiero di lui non mi provochi più quel dolore lancinante di ieri. È stato sostituito da una sorta di indifferenza distaccata, come se il suo tradimento fosse stata solo la scintilla che ha fatto esplodere qualcosa di già inevitabile.
"Ehi." La voce di Nunzio mi fa sussultare. Non l'ho sentito avvicinarsi. Si è messo i pantaloni ma è a torso nudo, e non posso fare a meno di ripensare a come quelle spalle hanno tremato sotto le mie mani la notte scorsa.
"Ehi," rispondo, la voce ancora roca dal sonno e dalle troppe emozioni.
"Stai pensando troppo," dice, avvicinandosi ma mantenendo una distanza rispettosa, come se temesse che alla luce del giorno potrei pentirmi di tutto.
"È quello che faccio meglio," cerco di sorridere. "Organizzare, pianificare, pensare alle conseguenze..."
"Ti penti di quello che è successo?" La sua voce è calma, ma riesco a percepire la tensione sottostante.
Mi volto a guardarlo negli occhi. "No," rispondo con una sicurezza che mi sorprende. "E questo mi spaventa ancora di più."
Si avvicina ancora un po', fino a sfiorarmi il braccio con le dita. "Lavinia, quello che è successo stanotte..."
"Non dire che è stato un errore," lo interrompo. "Non dire che non avrebbe dovuto succedere. Non... non renderlo meno di quello che è stato."
Mi guarda con quella intensità che ho sempre trovato magnetica. "Stavo per dire che quello che è successo stanotte è qualcosa che desideravo da tanto tempo. Troppo tempo."
Il mio cuore accelera. "Da quanto?"
"Da quel giorno in redazione, quando hai discusso con il capo per difendere la tua recensione del libro di Calvino. Eri così appassionata, così vera... Ho cercato di ignorarlo, di ricordarmi la differenza d'età, il fatto che sei la figlia del mio migliore amico. Ma non ci sono mai riuscito completamente."
Le sue parole mi colpiscono dritto al cuore. Quante volte ho cercato di ignorare i brividi che mi provocava la sua voce? Quante volte ho represso il desiderio di cercare un contatto più intimo quando mi aiutava con gli articoli?
"Mio padre..." inizio, ma la frase resta sospesa.
"Lo so," risponde lui, passandosi una mano tra i capelli. "Dio, lo so. Ma tuo padre... lui vede più di quanto pensi, Lavinia."
Lo guardo confusa. "Che vuoi dire?"
"L'altro giorno, mentre parlavamo del tuo rapporto con Marco, mi ha detto che sperava trovassi qualcuno che ti guardasse come io ti guardo quando penso che nessuno mi veda."
Questa rivelazione mi lascia senza parole. Mio padre sapeva? Ha sempre saputo?
Il suono del mio telefono rompe il momento. Lo recupero dalla borsa: è proprio lui.
"Devo rispondere," dico, la voce che trema leggermente.
Nunzio annuisce. "Vuoi che ti prepari un caffè prima?"
"Sì, per favore."
Mentre lo guardo allontanarsi verso la cucina, penso a quanto sia strano come la vita possa cambiare completamente nel giro di ventiquattro ore. Ieri mattina ero la fidanzata tradita che cercava di mantenere il controllo su tutto. Ora sono qui, avvolta nella camicia dell'uomo che forse ho sempre amato, cercando di trovare il coraggio di affrontare mio padre.
Ma stranamente, per la prima volta da molto tempo, non sento il bisogno di organizzare, pianificare, controllare. Forse è questo il vero amore: la capacità di lasciarsi andare al caos sapendo che, in qualche modo, tutto andrà come deve andare.
Commenti
Posta un commento