Una vita organizzata | cap 2

# Capitolo 2: L'Immagine che Cambia Tutto

Il caffè con Nunzio è diventata una delle mie piccole abitudini preferite. Oggi ci siamo dati appuntamento al bar sotto la redazione dopo la mia lezione di Sociologia dei Media. Ho bisogno dei suoi consigli per un articolo che sto scrivendo sulla trasformazione digitale dell'editoria. Ma c'è anche altro: ultimamente ho bisogno di parlare con qualcuno dei miei dubbi su Marco, e Nunzio sa sempre trovare le parole giuste.

Mentre cammino verso il bar, controllo il telefono. Nessun messaggio da Marco, solo una notifica del blog: qualcuno ha commentato il mio ultimo articolo su come organizzare il tempo tra studio e lavoro. Sorrido pensando all'ironia della situazione: do consigli agli altri su come gestire la propria vita, mentre la mia sta scivolando lentamente fuori controllo.

Il bar è affollato come sempre a quest'ora. Cerco Nunzio con lo sguardo, ma non è ancora arrivato. Mi siedo a un tavolino vicino alla vetrata, ordinando il solito cappuccino. È strano come certi momenti si imprimano nella memoria con una nitidezza quasi dolorosa. Il rumore della macchina del caffè, il chiacchiericcio degli altri clienti, il profumo dei cornetti appena sfornati. E poi, attraverso il vetro, quella scena che mi cambierà la vita.

Marco è dall'altro lato della strada. Non dovrebbe essere lì, dovrebbe essere in banca. È con una ragazza, la riconosco: lavora nel suo stesso ufficio. Li ho visti insieme a qualche evento aziendale, ma Marco me l'ha sempre presentata come una semplice collega. Ora, però, non c'è nulla di professionale nel modo in cui si guardano, nel modo in cui lui le accarezza il viso, nel bacio che segue.

Il tempo si ferma. Sento il sangue pulsare nelle orecchie, le mani che tremano sulla tazza di cappuccino ancora intatta. Vorrei alzarmi, correre fuori, urlare, fare una scenata. Ma resto immobile, paralizzata, mentre tutte le piccole incongruenze degli ultimi mesi assumono improvvisamente un senso terribilmente chiaro.

"Lavinia?" La voce di Nunzio mi riporta alla realtà. È in piedi accanto a me, segue il mio sguardo attraverso la vetrata. Marco e la sua collega sono ancora lì, persi nel loro momento, ignari di essere osservati. Nunzio capisce immediatamente. Senza dire una parola, si siede accanto a me e mi prende la mano. Il suo tocco è caldo, rassicurante, l'unica cosa che in questo momento mi impedisce di crollare completamente.

"Andiamo via," sussurra. Non riesco a parlare, mi limito ad annuire. Mi aiuta ad alzarmi, lascia una banconota sul tavolo per il cappuccino che non ho toccato. Usciamo dal retro del bar, evitando la strada principale. Non so per quanto camminiamo, so solo che Nunzio non lascia la mia mano, guidandomi attraverso le strade di Milano come se sapesse esattamente dove portarmi.

Ci ritroviamo in un piccolo parco che non conoscevo, uno di quei luoghi nascosti che solo i veri milanesi conoscono. Mi fa sedere su una panchina e finalmente le lacrime iniziano a scorrere. Non sono lacrime di tristezza, realizzo con sorpresa, sono lacrime di rabbia. Rabbia per il tempo perso, per le bugie, per aver creduto che bastasse organizzare tutto perfettamente per avere una vita perfetta.

"Come ho fatto a essere così cieca?" La mia voce esce roca, spezzata. Nunzio mi stringe a sé, e per la prima volta da quando la mamma non c'è più, mi permetto di crollare completamente tra le braccia di qualcuno.

"Non sei stata cieca," risponde lui dolcemente. "Hai solo voluto credere nel meglio delle persone. Non è un difetto, Lavinia."

Il sole sta tramontando quando finalmente mi calmo abbastanza da parlare razionalmente. Nunzio mi ascolta mentre svuoto il sacco: tutti i dubbi degli ultimi mesi, le scuse di Marco, le chiamate misteriose, gli appuntamenti cancellati. Mi ascolta senza interrompermi, senza giudicare, limitandosi a essere presente.

"Vieni, ti porto a casa mia," dice quando le prime stelle iniziano ad apparire nel cielo. "Non puoi tornare così da tuo padre, e hai bisogno di un drink più forte di un cappuccino."

Dovrei dire di no. Dovrei tornare a casa, affrontare Marco, comportarmi da adulta responsabile. Invece annuisco e lo seguo. Perché in questo momento, l'ultima cosa che voglio è essere la ragazza perfettamente organizzata del mio blog. Voglio solo essere Lavinia, con tutte le mie imperfezioni e i miei errori.

E così ci ritroviamo nel suo appartamento in zona Navigli, con due bicchieri di vino rosso e il peso di tutte le parole non dette tra noi.



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